musei


Per chi vuol conoscere la nostra valle:

ALAGNA VALSESIA - WALSER MUSEUM

ALBANO - MUSEO DELLE LAME DEL SESIA
Via XX Settembre, 12
Tel. 0161.73112

BORGOSESIA - MUSEO ETNOGRAFICO E DEL FOLKLORE VALSESIANO
momentaneamente chiuso
Via delle Manifatture, 10 tel. 0163 23178

BORGOSESIA - MUSEO DI PALEONTOLOGIA E PALETNOLOGIA
Via Combattenti - 13011 Borgosesia (VC)
tel. 0163.22205

CAMPERTOGNO - COLLEZIONE D’ARTE SACRA
Presso la Chiesa Parrocchiale
tel. 0163.52146

CARCOFORO - MUSEO NATURALISTICO DEL PARCO NATURALE ALTA VALSESIA

CIVIASCO - MUSEO CIVICO DURIO DA ROC
Via Durio, 6
tel. 0163 55700

FOBELLO - MOSTRA PERMANENTE DEL PUNCETTO
Via Pizzetti
tel. 0163 55135

FOBELLO - MUSEO CARESTIA TIROZZO
Fraz. Campelli
tel. 0163 51530 - tel. 0163 55153 – 347 9903120

GUARDABOSONE - MUSEO DI ATTIVITA’ AGRICOLE E ANTICHI MESTIERI
Piazza della Repubblica, 3
tel. 015 761118

GUARDABOSONE - MUSEO DI SCIENZE NATURALI "CAV. LOCCA"
tel. 015 761116

GUARDABOSONE – CASA DEI MESTIERI

LIVORNO FERRARIS - MUSEO SACRARIO "G. E A. FERRARIS"
Piazza Ferraris, 1
tel. 0161 421229

POSTUA - MUSEO DI ARTE SACRA
Via Cappella n. 4 Tel. 015.760320

RIMA SAN GIUSEPPE - GISPOTECA PIETRO DELLA VEDOVA
Località Centro
tel. 347.4129757

RIMELLA - MUSEO GABINETTO DI CURIOSITA’ E COSE RARE "G.B. FILIPPA" in fase di ristrutturazione, prossima apertura
Frazione Chiesa - 13020 Rimella (VC)
tel. 0163 55203

RIVA VALDOBBIA - MUSEO ETNOGRAFICO
Frazione Rabernardo
tel. 015 761116

 

VARALLO - PINACOTECA DI VARALLO
Palazzo dei Musei, VIA PIO FRANZANI, 2
tel. 0163 51424

VARALLO - MUSEO SCAGLIA
Piazza San Carlo - Tel. 335.7071584

SACRO MONTE di VARALLO

Il complesso monumentale del Sacro Monte sorge a 608 metri, su un’altura rocciosa che domina Varallo e offre scorci molto suggestivi non solo della città ma anche dell’intera Valsesia e del Monte Rosa. È parte integrante della Riserva Naturale Speciale, istituita nel 1980 dalla Regione Piemonte.
Il Sacro Monte è raggiungibile a piedi seguendo un percorso di venti minuti in salita che parte dal centro di Varallo e che idealmente rappresenta il percorso di ascesa al Calvario di Gesù; in auto dalla strada carrozzabile che si diparte dalla Frazione Crosa di Varallo oppure tramite funicolare riaperta nel 2003, dopo i lavori di ristrutturazione.
È il più antico dei sacri monti italiani, modello per gli altri complessi sorti in seguito lungo l’arco alpino, nato nel 1491 dall’idea di Bernardino Caimi. Il frate francescano, di ritorno da un viaggio in Palestina, pensò di riprodurre a Varallo quei luoghi e rievocare la Vita e la Passione di Cristo. Sorse così, nel cuore della Valsesia, una "Nuova Gerusalemme" a beneficio dei fedeli che non potevano recarsi in Terra Santa, allora sotto il dominio turco. I pellegrini potevano in questo modo rivivere nel "gran teatro montano" i fatti del Vangelo con stupore e coinvolgimento emotivo.
La sacra rappresentazione si volge tra 44 cappelle, isolate o inserite in architetture più articolate, e viene portata in scena da 800 statue in legno e terracotta policroma a grandezza naturale e più di 4000 figure a fresco.
L’itinerario tra le cappelle si divide in due parti distinte: la prima dalla cappella N. 1 (Adamo ed Eva) alla N. 19 (Ingresso di Cristo a Gerusalemme) occupa la zona più impervia del parco ed è completamente immersa nel verde della Riserva; la seconda copre la sommità del Monte, vi si accede dalla Porta Aurea ed è organizzata come una città: palazzi, porticati, piazze del Tempio e del Tribunale, cappelle che raccontano gli episodi della vita di Cristo svoltasi entro le mura di Gerusalemme (Ultima cena, Sepolcro, Risurrezione, Assunzione di Maria). La Basilica dell’Assunta, al centro del complesso sacro, rappresenta il punto di arrivo ideale del pellegrino.
Ogni cappella rappresenta un episodio della vita o della Passione di Gesù; e
complesse scenografie sono state realizzate con affreschi e gruppi di statue lignee o di terracotta dipinta, in grandezza naturale e di forte potenza espressiva, del tutto simili a figure umane, con barbe e capelli veri.
Vi lavorarono insigni artisti, non solo locali; tra tutti spicca la figura di Gaudenzio Ferrari (1471/75 – 1546), pittore, scultore e architetto valsesiano che lavorò all’opera dal 1499, anno della morte del padre fondatore Caimi, al 1529, quando si trasferì a Vercelli.
È opera sua l’ideazione e la realizzazione delle scene della Natività, dell’arrivo dei Magi, della Crocifissione e della Pietà.
Dopo di lui si avvicendarono nel cantiere valsesiano i Lanino, il Luini, l’architetto Galeazzo Alessi, gli scultori Tabacchetti e Giovanni d’Errico e i pittori Morazzone, Tanzio, Rocca, Gherardini e Gianoli che presero parte al rinnovamento del complesso a partire dalla metà del Cinquecento.
La Basilica è dedicata alla Vergine, fu costruita a partire dal 1814 con la facciata opera di Giovanni Cerutti e l’altare maggiore di Benedetto Alfieri.
Visitando il Sacro Monte si può iniziare un personale percorso di ascesa a partire dalla cappella di Adamo ed Eva per passare all’Annunciazione e agli episodi della vita di Cristo, culminanti nell’alta drammaticità della Passione, espressa nei diversi episodi che raccontano le ultime ore del Cristo sulla terra fino alla Resurrezione. A conclusione della visita il Sepolcro della Vergine.
Dal 2003 il Sacro Monte di Varallo è inserito nella lista dei beni di interesse mondiale tutelati dall’UNESCO.

Info: Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo Tel. 0163.53938
Funivia del Sacro Monte Tel. 0163.564391

VARALLO - MUSEO COMOLA
Frazione Camasco
tel. 0163 54558


È un museo che racconta la storia di un emigrato di successo ma anche le atmosfere e le vicende a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Ignazio Giovanni Comola, che lo ha fondato nel 1914, emigrato giovanissimo come semplice lattoniere, ha saputo farsi strada e crearsi una vera fortuna commerciale. Grande successo ebbe la sua attività produttiva e le sue lampade, stufe, bracieri vennero vendute in tutta Italia.
Le sale, ospitate nell’ex asilo infantile, raccolgono cimeli dell’attività di Comola, ricordi di famiglia, ritratti ad olio, vedute romane e altri dipinti.
Il Museo Scaglia è una Casa-Museo dedicata al pittore Cesare Scaglia. Nasce per volontà della figlia, Aida Scaglia, che, dopo la morte del padre, avvenuta nel 1944, decide di allestire una mostra-museo a lui intitolata. Aida raccoglie non solo opere del padre che considerava particolarmente rappresentative, ma anche mobili, oggetti d'arredo, libri, gioielli, ricordi di amici, dando un'immagine della figura paterna nel suo complesso. Aida Scaglia muore nel 1978 lasciando al Comune di Varallo il patrimonio museale di Casa Scaglia. L'11 Giugno 2005, dopo 27 anni, il Museo Scaglia torna a rivivere adempiendo le volontà di Aida e contribuendo a conservare la memoria del pittore e dell'ambiente in cui viveva. Cesare Scaglia, nasce a Roccapietra nel 1866, il suo iter artistico inizia alla Scuola di Disegno di Varallo, in seguito studia alla Reale Accademia Albertina di Torino e completa la sua formazione a Roma. Tornato in Valsesia, insegna alla Scuola di Disegno di Varallo presso cui si era formato e copre l'incarico di Direttore del Sacro Monte; nel corso del tempo diventa una delle personalità più attive nel promuovere la cultura artistica valsesiana. La raccolta si suddivide in tre sale che mantengono l'allestimento voluto da Aida; lo stile pittorico di Cesare Scaglia conserva una forte impronta ottocentesca e i soggetti da lui prediletti sono ritratti, paesaggi (soprattutto montani), vedute d'interni e chiese. La sua pittura colpisce in particolare per la grande sensibilità con cui tratta gli elementi del quotidiano e anche per la sua viva ‘valsesianità'; Cesare Scaglia era un uomo molto legato alla sua terra e alle sue radici e tutto questo emerge dai suoi quadri. Entrare al Museo Scaglia significa compiere un affascinante salto nel passato per scoprire un luogo grazie al quale la Città di Varallo rivive il suo passato e ne mantiene intatta la memoria.

Tutto il meglio dell’arte piemontese e valsesiana dal 1400 al 1900. 3300 opere dai Maestri del Sacro Monte ai pittori valsesiani dell’Ottocento e del Novecento: da Gaudenzio Ferrari a Tanzio da Varallo, a Morazzone, Lanino, Gianoli, Orgiazzi e molti altri.
Di grande rilievo la sezione dedicata alla scultura che conserva preziosi pezzi provenienti dal Sacro Monte e bozzetti dei grandi scultori Della Vedova, Carestia, Antonini e Albertoni.
www.museostorianaturale.com
Suggestivo per l’ambiente naturale in cui è immerso, la Valle Vogna, e suggestivo per i contenuti, la storia e le tradizioni walser: è il museo allestito nei primi anni 90 in frazione Rabernardo.
In un’antica baita del XVII secolo si conservano attrezzi da lavoro, suppellettili casalinghe e costumi tradizionali maschili e femminili; interessante e preziosa è la raccolta di pergamene del XV-XVI secolo, riguardanti le famiglie del luogo.
www.rimellawalser.it/museo.htm
Si può dire davvero "il museo del paese", proprio perché da due secoli a questa parte sono gli abitanti stessi e gli emigranti ad arricchirlo un po’ per volta. Voluto da Giovan Battista Filippa per svelare ai suoi compaesani gli aspetti scientifici e culturali del mondo al di fuori del piccolo centro walser: accanto alla collezione di minerali, conchiglie e animali imbalsamati, è visitabile una sezione che raccoglie oggetti creati dall’uomo tra cui libri, monete, utensili, pergamene, anche provenienti dalla campagna napoleonica in Spagna. I pezzi custoditi nelle sale dell’antica costruzione del 1415 continuano ancora oggi ad aumentare grazie alle donazioni dei rimellesi.

www.comune.rimasangiuseppe.vc.it
170 opere di grande forza espressiva, degne delle più grandi cattedrali europee, si trovano invece in una semplice costruzione valsesiana, immersa nel verde di un bosco di larici: sono i calchi, i bozzetti e i modelli delle opere di Pietro Della Vedova, professore di scultura dell’Accademia Albertina di Torino.
La maestosità delle sculture di Della Vedova, ben si accorda con l’atmosfera incontaminata dei monti della Val Sermenza.

Ha sede in un antico fienile ristrutturato, vicino alla casa parrocchiale. Questa esposizione punta sulla valorizzazione e sulla tutela di arredi e oggetti sacri, raccogliendo le testimonianze della religiosità popolare locale. Fra i pezzi più interessanti una statua lignea, Madonna con bambino di epoca Medievale; una croce del secolo XIII, quattro busti reliquari del 1700; arredi sacri; un affresco del 1500. Visita su prenotazione.
www.comune.livornoferraris.vc.it/viewdoc.asp?keypagina=386 
Galileo Ferraris, una figura di primo piano nel panorama scientifico internazionale, a cui la sua città natale ha voluto rendere omaggio con l’apertura il 4 luglio 1931 di un Museo Sacrario.
Inizialmente sorto per conservare documenti e oggetti legati alla vita del grande scienziato e del fratello medico Adamo, è stato riallestito nel 1997, affiancando all’importante sezione biografica, una sede permanente di studi e attività, con laboratorio didattico e divulgativo sull’elettrotecnica.
Nello stesso palazzo sono collocati l’Archivio storico e la Biblioteca civica: si crea così un polo culturale completo e facilmente accessibile.

Via Roma tel. 015 761116
Museo allestito all’interno di una tipica costruzione a loggiato ligneo, si compone di sale ambientate e contenenti attrezzi e utensili utilizzati anticamente nell’attività quotidiana degli artigiani locali, quali il lattoniere, il fabbro, l’arrotino, il pantofolaio, il ciabattino e il falegname: un tuffo nel passato e nella tradizione, per rivivere antiche atmosfere. Ai piani superiori è inoltre possibile ammirare una vasta e interessante collezione entomologica, classificata come una tra le 5 più grandi del mondo e frutto dell’interesse personale coltivato nel corso degli anni dal Cav. Locca. Inoltre, a disposizione di studenti e di appassionati del settore è a disposizione un’aggiornata e ricca documentazione.
www.museostorianaturale.com 
Cinquant’anni di curiosità e passione per la scienza hanno animato il cav. Carlo Locca nel corso delle sue ricerche, culminate nella sua nutrita collezione ora diventata un museo, punto di riferimento per tutti gli appassionati.
Suddiviso in più sale espositive, raccoglie reperti dell’età della pietra, minerali di vario genere, molti fossili dall’Era Primaria all’Era Quaternaria e centinaia di animali imbalsamati tra mammiferi, rettili e uccelli.
Il museo inoltre è immerso nel verde di un meraviglioso parco in cui vivono lama, daini e struzzi. GUARDABOSONE - MUSEO D’ARTE SACRA
C/O Parrocchia
tel. 015.768179

Tutta la suggestione delle atmosfere del mondo contadino, quasi un viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca di antiche tradizioni e sapori dimenticati, da vivere in una caratteristica casa contadina trasformata in museo.
Di notevole importanza tra i pezzi esposti in una delle sale, gli strumenti usati anticamente per la filatura artigianale della canapa e i telai per la tessitura. In un’altra stanza si trovano un torchio originale del 1700, una macina in pietra e altri strumenti usati nella produzione artigianale dell’olio di noci.
www.caivarallo.it/museo.html
Un’antica casa del 1500 immersa nel verde della Val Mastallone. Non poteva esserci una posizione migliore per un museo che racconta con documenti storici e fotografia le figure di tre grandi uomini, amanti della Valsesia e della natura: l’abate Carestia, il dott. Camillo Tirozzo e suo figlio, il prof. Pietro Ugo.
Determinante la generosità di quest’ultimo nella fondazione del museo, inaugurato nel 1993: lasciò la propria abitazione al CAI di Varallo affinché venissero allestite le sale.
Di grande rilevanza, tra i pezzi esposti, il migliaio di fogli originali facenti parte dell’Erbario dell’abate Carestia. L’attività dell’illustre botanico di Riva Valdobbia è fondamentale per tutta la cultura botanica d’Italia.

Il puncetto è una delle forme più tipiche dell’artigianato in Valsesia: lo si trova qui esposto in tutta la sua grazia e la sua semplice eleganza, accanto ad una splendida collezione di costumi della Val Mastallone.
Antichissima la tradizione del puncetto, forse già nota all’inizio del X secolo, anche se in forma più grezza. Nel corso dei secoli la tecnica si è affinata, e probabilmente già nel XVI secolo era simbolo di preziosa armonia: a testimoniarlo è Gaudenzio Ferrari che adorna gli abiti delle sue Madonne proprio con il puncetto, come nella Madonna di Brera (1518) e nel Polittico di Varallo (1518).

Un museo che parla della Valsesia, ma anche un museo che parla ai valsesiani di paesi e di terre lontane: era questo l’obiettivo del fondatore, il cav. Ercole Durio che lo inaugurò nel 1903.
Le sale presso il palazzo comunale espongono costumi, abiti, utensili ed opere artistiche tipiche della cultura valsesiana, ma anche cimeli del mare, animali e uccelli imbalsamati, reperti archeologici, armi di vario tipo e ventagli spagnoli, che si spiegano col fatto che molti civiaschesi in passato emigravano in Spagna.
Un rilievo particolare hanno pezzi come il camino in marmo di Cilimo, testimoni della lunga tradizione valsesiana del lavoro nelle cave di serpentino e di asbestina. Un ricordo più internazionale sono invece le penne e i taglierini realizzati con metallo proveniente da proiettili della prima guerra mondiale.

Località Tetto Minocco
Tel. 0163 54680
www.parcoaltavalsesia.it
Per meglio approfondire la conoscenza degli ambienti naturali che caratterizzano e rendono affascinante il territorio del Parco Naturale Alta Valsesia, si può visitare il Museo naturalistico presente a Carcoforo. Inaugurato nel settembre del 2003, è stato allestito all’interno di un’antica casa Walser appositamente ristrutturata per ospitarlo, combinando così in maniera sapiente natura e tradizione. Questo museo, divenuto anche un importante centro per lo svolgimento delle proprie attività culturali, didattiche e scientifiche, si costituisce di tre sale: una reception, dotata di due postazioni multimediali per acquisire varie informazioni sul Parco; una sala espositiva, dotata di pannelli espositivi che illustrano e descrivono i principali ambienti del parco e le speci animali e vegetali che lo popolano; un salone polivalente, ideale per mostre e convegni. Inoltre il Museo può contare su di una strumentazione scientifica, impiegabile in attività di ricerca e didattica.

La devozione popolare genera piccoli grandi capolavori che vanno salvaguardati: lo sapeva bene anche don Piercesare De Vecchi, il parroco che nel 1968 allestì, presso una sala della Chiesa Parrocchiale, la Collezione d’arte sacra, comprendente ben 500 pezzi. Si tratta di dipinti, sculture lignee dorate e policrome, arredi, suppellettili e oreficerie sacre provenienti da chiese e cappelle di Campertogno.
L’importante biblioteca, annessa al museo, custodisce 1300 volumi, tra cui manoscritti su carta e pergamena, risalenti al XVI-XVII secolo, bolle papali e testi stampati tra il XVII e il XIX secolo.

Le più antiche tracce dell’uomo nell’Italia nord occidentale? Sono state rinvenute sul Monte Fenera, m 859, insieme ad altri importanti reperti di epoca preistorica e protostorica.
Questo materiale, fondamentale per lo studio delle varie forme di vita in ere antichissime, è conservato presso il Museo di Paleontologia e Paletnologia.

La cultura valsesiana è protagonista della raccolta costituita nel 1977 da un gruppo di folklorini borgosesiani. Grandi l’impegno e la passione nel riunire una collezione fondamentale per ricostruire l’identità valsesiana, in tutta la sua forza creativa e operosa: strumenti per le lavorazioni artigianali locali, suggestive ricostruzioni di interni con mobilio originale, oggetti d’uso quotidiano, una collezione di strumenti musicali tipici, spartiti, pergamene e costumi tradizioni della valle.
Di particolare interesse sono le guarnizioni degli abiti realizzate in puncetto e i manufatti
dell’oreficeria valsesiana, particolarmente ricca di granati e filigrana.
www.lamedelsesia.vc.it/As_MuseoOldenico.asp
È un museo naturalistico che documenta lavori di ricerca eseguiti dall’Ente Parco. I suoi diversi settori approfondiscono gli aspetti caratteristici dell’area della riserva. Grande importanza riveste l’ornitologia: 468 esemplari perfettamente realizzati e conservati rappresentano specie di uccelli europei e in minor numero extraeuropei, 140 dei quali sono osservabili durante l’anno nel parco in quanto stanziali o di passo.
Altri settori sono dedicati alle caratteristiche botaniche forestali, alla morfologia del territorio, all’entomologia.

Frazione Pedemonte
tel. 347 1377404

Affascinante e avventurosa la storia dei Walser, il popolo di origine germanica che, tra il XIII e il XVI secolo, colonizzò l’arco alpino. Un popolo forte e determinato che ha saputo sfidare i rigori della vita in montagna e che ha escogitato ingegnose soluzioni per vivere al meglio in alta quota, sfruttando le risorse della pastorizia e dell’agricoltura. I loro insediamenti, organizzati in abitazioni sparse, in Valsesia interessano i comuni di Rima, Rimella, Riva Valdobbia e Alagna.
Proprio qui ha sede il museo, testimone dell’originalità della cultura di un popolo antico e fiero della propria lingua, un dialetto alto tedesco, e delle proprie tradizioni; situato in frazione Pedemonte, è stato allestito in una casa del 1682, modificata nel corso dei secoli ma recuperata nella sua forma originaria per questo scopo, grazie al lavoro degli alagnesi.
Strutturata su tre piani (il piano delle stalle, il piano delle camere e il piano del fienile), la costruzione è formata da tronchi sovrapposti uniti ad incastro negli angoli ed è circondata da ampi loggiati caratteristici dell’architettura walser.
Nel Museo Walser sono esposti mobili, oggetti, suppellettili e manufatti d’epoca, vera e propria memoria storia e strumento per ricostruire gli aspetti sociologici e antropologici della cultura walser.